:: Padre Dehon "Baeto"

“L’ideale della mia vita, il voto che formulavo con lacrime nella mia giovinezza, era di essere missionario e martire. Missionario lo sono, per i cento e più missionari che ho in tutto il mondo. Martire lo sono, per le conseguenze che Gesù ha dato al mio voto di vittima”


Con queste parole il padre Leone Dehon, vero uomo di Dio, l’1 gennaio 1925 inizia l’ultimo quaderno del suo diario. Con esse riassumeva l’intero arco della sua lunga e operosa esistenza, si si concluderà qualche mese più tardi a Bruxelles il 12 agosto 1925.


:: Dall’Università al Seminario
Leone Dehon (1843-1925) proviene da una famiglia rurale di La Cappelle nel nord della Francia. Superate le crisi adolescenziali, sente forte il desiderio dei diventare sacerdote. Ma il padre ha ben altri progetti su di lui: lo manda a Parigi a studiare diritto civile all’università della Sorbona. Per distoglierlo dal suo desiderio, il padre gli offre il diversivo di lunghi viaggi all’estero. Questo gli consente di conoscere e confrontare tra loro i diversi sistemi sociali e civili dei popoli. A 21 anni Leone Dehon è laureato in legge. Una carriera brillante gli si apre davanti… ma ancora ritorna forte il suo desiderio di entrare in Seminario. Questa sua linearità viene interpretata come ostinazione e provoca dolorosi contrasti in famiglia: “Dovetti indurire il cuore, per resistere a tutti gli assalti” (Diario). Il viaggio in Palestina, che suo padre gli aveva proposto come ultimo “diversivo”, in realtà rafforzò ancora di più la sua vocazione. E così dal Cairo, per lettera informò i genitori che si sarebbe fermato a Roma per iniziare lo studio della teologia entrando nel Seminario francese S. Chiara. Ricordando quei giorni scrive: “Finalmente mi trovavo nel mio vero ambiente: ero felice! Il Seminario allora era una vecchia abitazione, oscura e triste. Non importa: ero felice!”

Una gioia profonda che raggiunge il suo culmine il 19 dicembre 1968, quando, nella Basilica di S. Giovanni in Laterano a Roma, presenti i suoi genitori, commossi fino alle lacrime, Leone è consacrato sacerdote: “Quello fu il più bel giorno della mia vita. Mi rialzai sacerdote, tutto pieno di Gesù, del suo amore per il Padre, del suo zelo per le anime e del suo spirito di preghiera”. Quel giorno fu proprio suo padre Gustavo, dopo un cammino di fede, a ricevere per primo la comunione dalle mani del figlio.

:: Un prete giovane e dinamico
Dopo l’ordinazione sacerdotale Leone Dehon trascorre ancora alcuni anni a Roma. Partecipa come stenografo al Concilio Vaticano I e potè così conoscere più da vicino la realtà della Chiesa di allora, con tutta la sua ricchezza e la sua povertà. Era profondamente attento e innamorato della Chiesa.
Nel 1971 rientra in Francia nella sua diocesi di Soissons insignito di ben quattro lauree: diritto civile, filosofia, teologia e diritto canonico. Diventa cappellano nella parrocchia operaia di S. Quintino, di circa 30.000 abitanti.
Si rende subito conto delle precarie condizioni della gente che in una grande città, sta vivendo i disagi della trasformazione industriale. Con profonda amarezza nel cuore scrive: “Le abitazioni sono vere topaie. Gli operai sono vittime della tirannia dei padroni, esosi e senza coscienza… E’ una società putrida… Tutte le rivendicazioni operaie hanno un fondamento legittimo”.
Anche sui metodi pastorali del clero, il giovane cappellano è fortemente critico: a S. Quintino, i preti sono assorbiti dal culto, dagli incontri delle varie confraternite e dalla visita agli ammalati. E così “sembra che la religione sia fatta per i bambini e i vecchi. Non si può fare un apostolato efficace con parrocchie di 30.000 abitanti. E’ contro il buon senso. Si può vivere per secoli a questo modo, senza rifare cristiana la società”.

:: Nel vortice delle opere
L’atteggiamento del giovane prete non è solo di critica né, tanto meno, di rinuncia passiva. Leone Dehon si sente coinvolto in prima persona a prendere lui stesso l’iniziativa, dovunque è possibile. E così che dà subito vita al:
- Patronato S. Giuseppe, con biblioteca e dopo-scuola per i figli degli operai
- Nel 1874 fonda il giornale “Il conservatore dell’Aisne” per influire sulla pubblica opinione
- Favorisce iniziative in favore degli apprendisti, degli operai e anche delle classi dirigenti e, molto saggiamente, vi coinvolge anche i laici

Sa anche benissimo che il rinnovamento delle parrocchie passa attraverso una conveniente formazione umana, intellettuale e spirituale del clero, per un ministero più aggiornato. Questa per lui sarà sempre una grande preoccupazione. A tutti i congressi dei seminaristi e dei sacerdoti ai quali partecipava o animava, sempre sottolineava la necessità della vita spirituale e del rinnovamento pastorale dei sacerdoti, proponendo tre mezzi per attuarlo: “lo studio, l’azione e la preghiera”. Spesso ripeteva che bisogna avere su una mano la Bibbia e sull'altra il giornale. 

:: L’ideale dell’amore e della riparazione: pellegrino dello spirito
Per diversi anni Leone Dehon è stato in continua ricerca, pellegrino dello spirito. Mentre studiava a Parigi, sognava il seminario. Adesso, mentre lavora in parrocchia assillato da tanti problemi, sogna il convento; invoca la preghiera, lo studio, il raccoglimento: “Tutto mi sorrideva nella vita. Tuttavia non ero felice. Volevo essere religioso. Provavo una forte attrattiva per una congregazione ideale di amore e di riparazione al cuore di Gesù. Non potevo abbandonare le opere di S. Quintino. Per cui mi domandavo se Nostro Signore non voleva che fondassi io stesso l’Opera del S. Cuore a S. Quintino” (Diario).
Fu così che il 28 giugno 1878, dopo l’anno di noviziato, P. Dehon pronunzia i voti religiosi e nasce un nuovo istituto che si chiamerà ufficialmente nel 1884; Sacerdoti del S. Cuore di Gesù (SCJ: Sacerdores Cordis Jesu).

:: Una spiritualità che nasce dal cuore 
La spiritualità del Cuore per p. Dehon non era affatto una semplice pratica devozionale, ma un rinnovamento di tutta la vita cristiana. E’ intesa come piena disponibilità all’amore, come impegno per costruire una società aperta alla solidarietà: “Bisogna che il culto del Cuore di Gesù discenda e penetri nella vita sociale dei popoli. Solo il Cuore di Gesù può ridare alla terra l’amore che ha perduto. Solo lui potrà riconquistare il cuore delle masse, degli operai e dei giovani. Nel 1891, dopo la pubblicazione dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII sulla condizione operaia, l’attività del p. Dehon in campo sociale diventa vasta e impegnativa. I suoi continui rapporti con le principali iniziative del movimento sociale cristiano in Francia, Belgio e Italia; la sua amicizia con Leone Harmel, La Tor du Pin, Giuseppe Toniolo, Filippo Meda; il contatto continuo con l’ambiente romano di Leone XIII gli diedero la possibilità di svolgere una proficua azione per la presenza dei cattolici nel mondo del lavoro e della politica.

:: La promozione della giustizia sociale: Andate al popolo!
Nel 1894, per diffondere il magistero di Leone XIII, p. Dehon pubblica il Manuale sociale cristiano, tradotto in molte lingue e sul quale molti seminaristi si sono formati alla pastorale sociale. Ad esso seguirono altri scritti:
- I nostri congressi (1897)
- Le direttive politiche e sociali dei papi (1897)
- Il catechismo sociale (1898)
- Il rinnovamento sociale cristiano, nel quale sono raccolte le conferenze che tenne a Roma tra il 1897 e il 1900.

Una problematica che stava molto a cuore a p. Dehon era la questione operaia. I cristiani e soprattutto i sacerdoti, non possono restare indifferenti di fronte a questi problemi, restando comodamente chiusi nelle sacrestie, ma devono impegnarsi apertamente a favore della giustizia: “Gli operai considerano i preti quasi complici dei loro oppressori – scriveva nel 1897 – e molti in effetti lo sono, per il loro silenzio”.

“Quando viene il lupo, il pastore non deve nascondersi. Sacerdoti uscite dalle sacrestie e andate al popolo” (p. Dehon)

:: P. Dehon aveva un’anima missionaria
“Desideravo donarmi. Volevo essere religioso e missionario. L’ideale della mia vita, fina dalla giovinezza, era di essere missionario e martire”. L’apostolato va praticato con gratuità e generosità donando la vita giorno per giorno in “quelle forme che richiedono maggior sacrificio, come l’assistenza agli operai, la cura dei poveri, le lontane missioni”.



Testamento del p. Dehon ai suoi missionari


“Voglio lasciare uno speciale insegnamento ai miei cari missionari. Vi ricordo anzitutto di andare in missione per lavorare al Regno del Cuore di Gesù, profondendovi grandi fatiche e immensi sacrifici. Il vostro compito è eroici. Applicatevi dunque bene, con prudenza, con umiltà e costanza. Siate tutto fuoco per far conoscere e amare Gesù e l’ammirabile bontà che il suo Cuore ci ha testimoniato in tutti i suoi misteri e che in modo speciale ci dona nella santa eucaristia. Siate generosi sino alla fine”

:: “Per lui vivo, per lui muoio”
Sono le ultima parole pronunciate da p. Dehon prima di morire a Bruxelles, il 12 agosto 1925. Una vita che si riassume in queste parole e che esprimono la consapevolezza di aver vissuto un’esistenza piena. Non c’è cosa più bella di arrivare alla fine dell’esistenza consapevoli di non aver perso tempo ma di aver vissuto secondo la volontà di Dio, tra fatiche e gioie, piccole morti e risurrezioni. P. Dehon ha fatto dell’ Ecce venio (l’eccomi) di Gesù il filo rosso di tutta la sua spiritualità. Entrando nel mondo Gesù aveva detto: “Ecco, io vengo… per fare o Dio la tua volontà” (Eb 10, 7). Sul suo esempio lo stesso Eccomi viene pronunciato da p. Dehon e da noi, suoi figli, facendo della disponibilità la nostra Regola di vita.


:: Profeti dell’amore e servitori della riconciliazione.
Noi dehoniani (circa 2.300), oggi sparsi nel mondo in 39 nazioni, vogliamo essere profeti dell’amore e servitori della riconciliazione perché si attui nel mondo la civiltà dell’amore. Siamo convinti che la fraternità e la solidarietà è possibile e ne siamo testimoni con la condivisione e la testimonianza della nostra vita. L’Eucaristia, celebrata e adorata ogni giorno, ci spinge a lavorare perché si arrivi alla solidarietà tra i popoli sia nello spezzare il pane che nello spezzare i beni della terra al fine di realizzare l’equa distribuzione delle risorse secondo la concreta globalizzazione della solidarietà.

“Voi siete – e dovete essere – Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù. Così vi ha voluto il vostro fondatore, il venerabile p. Leone Giovanni Dehon. Il vostro fondatore, vissuto in un periodo storico di vari e vasti mutamenti spirituali, culturali, politici e sociali, seppe essere un sacerdote dalla profonda e intensa vita interiore e, allo stesso tempo, un apostolo instancabile dell’azione sociale, sulle direttive delle due grandi encicliche del mio predecessore Leone XIII.
Sia Gesù Cristo il centro della vostra vita, dei vostri ideali, dei vostri interessi, delle vostre finalità. Con la parola, con la predicazione, con gli scritti, con gli strumenti della comunicazione sociale, diffondete l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità” dell’amore di Cristo, “che sorpassa ogni conoscenza (cf. Ef 3, 18s); ma, specialmente, predicatelo e diffondetelo con l’esempio della vostra vita sacerdotale e religiosa.
Riproducete nel vostro cuore – secondo la felice espressione del padre Dehon – la santità del cuore di Gesù!”


Giovanni Paolo II ai dehoniani

P. Antonio Panteghini
Superiore Generale
dal 1979 al 1991

P. Virginio D. Bressanelli
Superiore Generale
dal 1991 al 2003

P. Josè Ornelas Carvalho
Attuale Superiore Generale
eletto nel Maggio 2003